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FERMOMAG SPECIALE WONDER WOMEN

  • Editoriale – Marta Santacatterina
  • “Magna comitissa” tra due titani – Marta Santacatterina
  • Il potere della Parola: Ildegarda – Laura Dabbene
  • In una cerchia di eletti: Mary Shelley – Laura Fornasari
  • Coco Chanel. Una donna tenace – Petra Cason
  • Regina degli artisti: Peggy Guggenheim – Barbara Picci
  • Margherita Sarfatti: guidò il “Ritorno all’ordine” – Michela Alessandrini
  • Agatha, un ritratto incompiuto – Elide La Vecchia
  • Nient’altro che Divina: Maria Callas – Lara Ferrari
  • Moana, una mistica del sesso – Lara Ferrari
  • L’obbligo della parola: Oriana Fallaci – Salvo Taranto
  • Pixel con i baffi – Cecilia Mistrali

Copertina di Chiara Berta

Editoriale di Marta Santacatterina

Wonder, lo sono state davvero. E donne, pure. Era da tanto che ci ronzava in testa l’idea di dedicare un numero a delle creature speciali, a delle donne straordinarie, che a loro modo hanno cambiato il mondo, la storia, il vivere. È stato facile stendere una prima scaletta, ma poi quella scaletta è stata discussa, rivista, ricomposta, adattata anche alle preferenze di chi ha voluto partecipare a questo piccolo progetto al femminile. In realtà l’elenco a un certo punto era diventato il doppio del previsto… La scelta è stata dolorosa, soprattutto quando abbiamo momentaneamente accantonato Elisabetta II d’Inghilterra, con il suo Giubileo di Zaffiro, con il meraviglioso mondo dei gadget che le ruotano attorno e che, da soli, giustificherebbero uno spassosissimo, quanto serissimo, omaggio alla Regina.

Punto di partenza, quindi, l’essere wonder: non solo brave, non solo importanti. Insomma, ragazze con i superpoteri, qualunque cosa questo significhi. Da un passato più o meno recente abbiamo scovato una rosa di nomi indimenticabili e abbiamo dedicato loro la cover deliziosa, una Wonder Woman disegnata da Chiara Berta, appassionata artigiana che per diletto tratteggia gambe lunghe lunghe e pochi elementi simbolici che raccontano subito a una storia, con tanta, piacevolissima, ironia.

Ma veniamo alle protagoniste delle pagine che potrete sfogliare in questo speciale di Fermomag: costrinse l’imperatore a vestire l’abito dell’umiltà e ad attendere fuori dal suo castello, nel bel mezzo di una tormenta di neve, che gli venisse aperta la porta del perdono. Non potevamo non cominciare questo viaggio nel meraviglioso femmineo con Matilde di Canossa. Accanto a lei, e siamo più o meno nello stesso periodo, Ildegarda di Bingen: una santa mistica che, per descrivere le sue visioni ultraterrene, inventò addirittura una lingua nuova, la sola in grado di comunicare il Divino. Ma se decliniamo quest’ultimo termine in aggettivo femminile, è Maria l’unica a poterlo sfoggiare: “Come se potesse avere una rivale…” scrive Lara Ferrari, perché la Callas è inarrivabile, e basta. Radio 3, nelle settimane a cavallo degli ultimi due secoli, fece un sondaggio che la incoronò “voce del Novecento”, verdetto che ci trova pienamente d’accordo. Poi accosto in questa presentazione due donne dell’arte: la notissima, celebratissima, adorata e adorabile Peggy Guggenheim, icona di un collezionismo rivoluzionario e raffinatissimo, e la pressoché sconosciuta Margherita Sarfatti, che in un periodo così duro e complesso come quello del Ventennio italiano seppe riunire attorno a sé i migliori artisti, indirizzandoli certo verso un’arte di regime, ma lasciando loro anche una libertà espressiva, promuovendoli e coordinandoli all’interno del gruppo Novecento, che solo da pochi anni si sta criticamente, nel bene e nel male, riscoprendo.

Amanti dei libri, le scrittrici trovano ben tre spazi: Mary Shelley e Agatha Christie, quasi agli antipodi nell’immaginario, ma entrambe con la loro forza, la loro fantasia, la loro vita spesa per l’invenzione di storie. La terza non poteva che essere Oriana Fallaci, colei che davanti all’Ayatollah Khomeini ebbe il clamoroso coraggio di togliersi il velo: un tassello indimenticato di storia del giornalismo. Le donne, però, sono anche corpi, perciò non poteva mancare chi quei corpi ha svestito della scomodità del passato, rendendoli più liberi con abiti pratici che ancora oggi indossiamo o sogniamo: Coco Chanel è stata un gigante della moda. E chiudiamo con IL corpo. Moana. Parlandone in redazione – e osando, perché con lei si deve osare – l’abbiamo definita una “mistica”. Incarnazione del sesso assurta nel mito ancora da vivente, come Maria, come Elisabetta, come Peggy, come Cleopatra. Una meraviglia, tante meraviglie.

 

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